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Presentazione
L'autostrada Torino-Aosta ha il terribile potere di trasformare la Comunità Montana in un rapidissimo succedersi di monti, vigneti e paesi, appena intravisti e presto superati. Per fortuna questo "incantesimo" si può spezzare facilmente, mettendo la freccia a destra ed uscendo al casello di Quincinetto, la località dalla quale si può iniziare a conoscere la Dora Baltea Canavesana.
La sua montagna, più boscosa e dirupata di quelle a sinistra della Dora, sale subito alle spalle del capoluogo e dai 295 metri di quota del fondovalle va a toccare quota 2596 alla Cima di Bonze, la più alta della Comunità. La corona di vette, tutte sui 2000 metri, che si diparte dalla Cima di Bonze, forma lo spartiacque tra Quincinetto, la Valchiusella e la Valle d'Aosta.
Ai suoi piedi si apre un'altra conca valliva, in leggero declivio: il Vallone di Scalaro.Un luogo giustamente famoso tra gli estimatori delle Alpi più autentiche e conservate. Da qui, scendono due torrenti: il rio Granero ed il rio Renanchio. Quest'ultimo raccoglie tutti i corsi d'acqua del vallone e si getta con impeto verso il fondovalle, scavandosi tra le pendici boscose un ripido canalone. La sua potente azione erosiva ha creato un notevole accumulo di fertile terreno detritico, a Sud del capoluogo, che è stato ricoperto da belle vigne a pergola.
Lo scarso spazio disponibile, non ha impedito ai Quincinettesi di sviluppare valide coltivazioni, come quella dei gustosi Cipollini d'Ivrea, in realtà prodotti esclusivamente qui. Tuttavia la costante minaccia delle distruttive inondazioni fluviali, ha favorito l'affermarsi, nel corso dei secoli, di un discreto allevamento del bestiame. Alcune centinaia di capi, che trovano, nei vasti pascoli di Scalaro un ambiente ideale per l'alpeggio estivo.
L'origine di Quincinetto dev'essere remota. La zona era già conosciuta e frequentata, almeno in quota, durante la Preistoria come testimoniano i ritrovamenti fatti dal Gruppo Archeologico Canavesano al Bric Renon (m.2266). Ma i primi insediamenti di fondovalle potrebbero risalire alle popolazioni Celto-Liguri.
Il nome stesso di Quincinetto forse un tempo aveva desinenza: in -acco o -asco, come la confinante Tavagnasco, il che nella lingua celtica indicherebbe un luogo sorto lungo un corso d'acqua. Comunque nei documenti medievali, il più antico dei quali è del 1222, viene anche citato come Castrum Quingenati (di un eventuale castello non rimane però alcuna traccia).
Feudo del Vescovo di Ivrea, venne ceduto al Conte Verde, Amedeo VI, il 30 Novembre 1357. A loro volta i Savoia lo concessero in giurisdizione ai Signori di Settimo Vittone. Il Vallone di Scalaro era invece compreso in un altro feudo ed in seguito entrò a far parte del territorio di Traversella, Comune della Val Chiusella che ancora oggi vi possiede del terreno. Si ricorda infine che tra il 1929 ed il 1941, Quincinetto fu incorporato nel Comune di Carema, divenendone sede municipale.
L'aspetto esterno di Quincinetto tende a nascondere l'architettura rurale che ancora possiede: antiche case con i tetti in losa disposte lungo vie acciottolate. Interamente acciottolata è anche la graziosa piazza Vittorio Emanuele con la piccola cappella di Santa Marta (immagine accanto), la massiccia torre campanaria e, sopraelevata da una breve scalinata, la chiesa parrocchiale intitolata a Gesù Risorto. Quest'ultimo è un edificio tardo barocco eretto nel 1760 su progetto dell'architetto Bella. Secondo Cavallari Murat le due parrocchiali di Quincinetto e Tavagnasco sono caratterizzate da una « ... gesticolante abbondanza popolaresca, con movenze teatrali e scomposte ... ».
Tuttavia sono architetture che possiedono del fascino, dovuto forse proprio a quel tanto di "scomposto" che ben si intona allo spirito campestre dei luoghi. La facciata della parrocchiale quincinettese, probabilmente ridipinta nell'Ottocento, ospita sette statue di Santi ed Apostoli in nicchie, ed un Cristo Risorto a bassorilievo nella parte terminale superiore.L'interno è stato affrescato dal pittore lombardo settecentesco Giovanni Cogrossi di Treviglio, singolare figura di artista religiosissimo, molto apprezzato nel Canavese.
Una bella mulattiera sale verso Scalaro, affacciandosi, nel primo tratto, dalla sommità de La Rupe: la parete che si alza per 200 metri a picco su Quincinetto. La Rupe è un luogo panoramico molto amato dai Quincinettesi, tanto che il validissimo Coro locale, porta questo nome. In alternativa alla mulattiera esiste una carrozzabile, lunga 14 Km, ma la metà superiore del suo tracciato è riservata ai residenti. Per tutti gli altri termina a S. Maria (m. 915), una piccola frazione con graziosa cappella mariana.
Pascoli, torrentelli e baite isolate accompagneranno l'escursionista da qui sino a Scalaro (m.1413). Borgata alpina ancora intatta, che fu costruita in posizione protetta da venti e valanghe. Nella sua settecentesca chiesetta, intitolata a S.Quirico, c'è anche un affresco del Cogrossi.
«Lassù sui monti, splendente al sol ... » così inizia un bel canto del Coro La Rupe, dedicato a Scalaro. Ed è veramente un luogo suggestivo e ricco di mete, anche invernali: dalle ascensioni sulle varie creste e vette circostanti, come l'alpinistica Cima Battaglia (m. 2298) o il Bec Renon con le sue incisioni rupestri, alla discesa in Val Chiusella lungo l'itinerario GTA, appoggiandosi al Rifugio Chiaromonte (m. 2025).